Intervento assemblea cittadina – Lunedi 23/02/09

INTERVENTO ASSEMBLEA CITTADINA
Quelle che non ci stanno hanno avuto l’esigenza di vedersi come assemblea cittadina di donne e lesbiche per confrontarsi e condividere le perplessità e la rabbia e alcune riflessioni, davanti ad affermazioni che violano e strumentalizzano come sempre il corpo delle donne, giocando su di esso i propri scambi politici e giustificando politiche securitarie e razziste. In tutte queste affermazioni e minacce di militari e ronde, da una parte questa falsa politica propagandistica che afferma di volere fronteggiare la violenza sulle donne, ma dall’altra alimenta una cultura dello stupro con le sue stesse affermazioni ( una per tutte “eluana potrebbe avere dei figli”), crediamo che  le parole delle donne e delle lesbiche che ogni giorno vivono l’emergenza quotidiana della violenza maschile su di sé, possano irrompere, più che mai unite per difendere sempre e di nuovo la nostra autodeterminazione e libertà di scegliere .

Quelle che non ci stanno propongono per il 7-8 marzo una manifestazione notturna come quella fatta il 14 giugno del 2008.
Come coordinamento abbiamo pensato e riflettuto su questi punti:

·    L’immagine distorta e la falsa informazione dei mass media.

ES. la repubblica di domenica in tre diversi articoli ha usato nei tre titoli, una per ciascuno,  la parola tunisino,  rom e stranieri dell’est,  il giornale in questione non pronuncia mai il genere di questi stupratori.
I mass media continuano a fornire, non risparmiandosi fotografie da cornice a dir poco vergognose, un’immagine di una donna indifesa e bisognosa sempre di un uomo, italiano, che la protegga. Restituendo l’immagine di mostri stranieri in agguato ad ogni angolo, ma nascondono o raccontano poco, poche righe, quando a stupare e uccidere sono buoni padri, amici, mariti, fidanzati ex amanti, e quanti altri. I giornali, inoltre, usano toni diversi a seconda della nazionalità dello stupratore o dell’assassino. (articoli diversi su italiani: “Un focoso pensionato ha violentato la moglie che proprio non ne voleva sapere di fare sesso con lui – la nottata hot con la moglie è costata cara al pensionato”; oppure : “Violenta la moglie e finisce in carcere – è vero le ho strappato le mutandine , ma è sempre stata una sua passione). Per non parlare l’atteggiamento riservato alle donne  stuprate quando queste sono immigrate. Qui l’indignazione diminuisce, in fondo il ragionamento che sta dietro a questa strategia ci pare sia “Bastardi, così imparate a stuprare le nostre donne!” – pubblico di Guidonia, quindi ogni buon maschio si stupri le proprie donne.
Per gli stupratori italiani la stampa riserva il dubbio e la presunzione di reato.
Non pubblica foto e generalità, per le vittime riserva dettagli e particolari che spesso fanno facilmente risalire loro identità.
In sintesi questo atteggiamento dei mass media crediamo fornisca una falsa realtà che orienta la gente ad un pensiero xenofobo e soprattutto a politiche razziste, spostando il centro della questione: ci sono uomini che violentano, uccidono, picchiano, maltrattano, etc. donne e lesbiche. Inoltre sono queste immagini che rimandano  una percezione della insicurezza di paura  e terrore alle donne stesse (un recente sondaggio rileva che il 66% delle donne ha paura di subire un’aggressione e di camminare da sola).

·    Denunciamo l’etnicizzazione della violenza sulle donne e la conseguente violenza del branco macho e maschio italiano.
Oggi etnie sono tutte quelle popolazioni che non appartengono alle pop civilizzate e coscienti, sono quelle moltitudini in cui noi Europa civile non ci riconosciamo e quindi per noi non merita il termine di nazione. non abbiamo mai sentito parlare di “un uomo di etnia italiana ha stuprato una donna romena”. Il passaggio è intendere etnia come legame di sangue, non di cultura. E allora è normale adesso che “il clandestino di etnia romena” stupri le donne perché c’è scritto nel suo DNA, mentre il marito di “nazionalità” italiana che uccide la moglie ha avuto un raptus, era depresso, era ubriaco, etc. L’etnicizzazione della violenza è un altro strumento usato per nascondere la strategia sistematica con cui ogni giorno donne e lesbiche devono difendersi dalla violenza maschile contro di loro solo perché donne.
A questa violenza segue la violenza di uomini, del branco che vanno a linciare e a vendicare le “nostre” donne. E’ sempre una violenza degli uomini con altri uomini per difendere il proprio oggetto.

·    Denunciamo quindi il Femminicidio come (attacca quel discorso prendi dal volantino)

·    Denunciamo la violenza subita dalle donne immigrate. Si parla sempre delle violenze che compiono gli immigrati nel nostro civile paese, ma non si parla mai delle violenze che le donne immigrate devono subire quotidianamente sia per essere immigrate sia per essere donne. Queste sono violentate, stuprate, picchiate, uccise fisicamente e psicologicamente da estranei, da datori di lavoro (di “etnia italiana!”), da colleghi da connazionali o da immigrati, ma raramente possono denunciare perché  spesso clandestine, quindi devono anche sopportare il silenzio e la violenza del dopo per la paura di essere espulse (tra un po’ non andranno neppure all’ospedale per paura). E’ importante ricordare che nella stragrande maggioranza sono le donne ad emigrare, ma sono anche quelle più ricattabili, stigmatizzate e stereotipate. Subiscono una doppia violenza sia dai maschi del paese di origine che dai maschi dei paesi di arrivo. Al di là di qualsiasi ideologia e pregiudizi reciproche crediamo che le donne immigrate o migranti siano una risorsa con cui unirsi per lottare si contro il machismo.

·    Denunciamo la violenza di una politica misogina e maschilista che ha a cuore solo il proprio razzismo e il bisogno di immigrati clandestini per fornire mano d’opera ricattabile e sottopagata, senza diritti per fornire alle civilizzate aziende o gestire le belle casi occidentali  o le cure di tutti  gli anziani italiani. Questa politica utilizza il corpo delle donne e delle lesbiche: “il corpo come campo di battaglia su tutti i fronti”
Una ricerca del 2007 dice che il 69% degli stupri sono a opera di uomini conoscenti (mariti. Compagni, etc.),  il 6% è fatto da estranei, allora forse bisognerà farà delle politiche securitarie contro i propri compagni mariti etc?non so anche gli uomini di etnia italiana dovranno avere un permesso soggiorno e poi espulsi?
Il dato veramente allarmante, forse non è arrivato al ministero,  è che le donne per il 90% non denuncia le violenze, questo perché pare che il 46,3 % delle donne che hanno subito una violenza dal partner non considera il fatto come reato, invece sul 77% di donne che ha subito violenza da un non partner il 31% non lo considera reato. Pensiamo però che il non denunciare ha molto a che fare con la violenza che le donne devono subire dopo per dimostrare di aver subito violenza senza avere “responsabilità”, oppure dal senso di colpa, dalla vergogna e dalla paura di non essere credute. Il governo per venire incontro allora alle donne che fa? Tagli i fondi alle case delle donne per non subire violenza, ma certo staremo più tranquille sapendo che nel pacchetto sicurezza si parla di certezza della pena.

La manifestazione che vogliamo proporre per il 7 marzo pensiamo che possa contenere questi contenuti e quelli che verranno fuori dal confronto di stasera. Importante che siano le donne e lesbiche a scendere in piazza e rendere visibile le nostre riflessioni e richieste senza strumentalizzazioni politiche e mediazioni istituzionali, perché siamo noi a dovere prendere parola su noi stesse restituendo una pratica che abbiamo sperimentato e sperimentiamo come soggette attive anche nel comunicare con le altre.


Tra le nostre rivendicazioni chiediamo:


–    Più spazi alle donne affinché questi possano esser luogo di socialità per poter mettere in rete le proprie risorse e sviluppare con le proprie differenze una politica di donne e lesbiche, coltivando la solidarietà che è fondamentale per difenderci dai continui attacchi sessisti da ogni parte.
–    Proponiamo percorsi di autodifesa fatto da donne per il riconoscimento della nostra forza individuale e collettiva, che ci possa aiutare ad avere la forza di difenderci, di denunciare, di gridare, che non è sola forza fisica
–   Vogliamo percorsi di formazione  per tutti quegli operatori e operatrici che accolgono le donne e le lesbiche subiscono qualsiasi tipo di violenza ( infermieri, polizia, avvocati, etc)
–    Vogliamo la possibilità di costituirci tutte parte civile ad un processo per violenza su una donna o lesbica,  riconoscendo il femminicidio  come reato nei confronti di tutte le donne e lesbiche (???????)
–    Vogliamo che la violenza sulle donne e lesbiche sia riconosciuta come una questione politica
–    Interrompere qualsiasi manifestazione esplicita  implicita della cultura dello stupro, pubblicità, affermazioni, atteggiamenti etc affinché si spezzi il legame della complicità maschile nel perpetrare violenza  sulle donne e lesbiche.

Scarica qui il pdf dell’indizione dell’assemblea cittadina ASSEMBLEA CITT. DI DONNE E LESBICHE 23.02.09.pdf

 

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