Manifesta creaATTIVA LESBOFEMMINISTA

Manifesta creaATTIVA LESBOFEMMINISTA
Il 25 novembre, Giornata Internazionale contro la Violenza maschile sulle Donne, si presenta ancora come una giornata di lotta per tutte le donne, femministe e lesbiche. Ancora. Anche quest’anno.
La giornata nasce per ricordare e rendere omaggio alle sorelle Mirabal, donne coraggiose impegnatesi nella lotta di liberazione del loro paese, Repubblica Domenicana, e per questo torturate e uccise dal regime di Trujillo,  il 25 novembre del 1960.
Ma noi non possiamo limitarci solo a ricordare e celebrare:  ancora dobbiamo lottare contro una violenza maschile intollerabile che nel 2010 ha ucciso 127 donne in Italia, il 6,7% in più dell’anno precedente. Ancora dobbiamo lottare contro stupratori, in casa, al lavoro, ovunque. Ancora dobbiamo lottare contro  mariti/fidanzati/padri/zii/cugini/amici, che si accaniscono contro i  nostri corpi. Fino a quando dovremo vedere i media usare e strumentalizzare la violenza maschile sulle donne per assecondare i diktat securitari di governi nazionali e locali? Dobbiamo ancora subire l’ipocrisia di una classe politica che va a puttane, ma non riconosce diritti alle  puttane perché le preferisce schiavizzate e ricattabili?  Fino a quando dovremo vedere disprezzata e calpestata l’autodeterminazione delle donne, native e migranti? Fino a quando dovremo vedere donne deportate e stuprate nei CIE? Dobbiamo ancora vedere lesbiche discriminate, violentate o uccise perché negazione esistente della eteronormatività? Fino a quando dobbiamo subire un sistema economico che sottopaga le donne e da a noi meno possibilità professionali, solo perché donne?
Quellechenoncistanno per lottare ancora contro le numerose strategie di repressione nei confronti delle donne e contro quello che noi consideriamo FEMMINICIDIO, ogni forma di violenza o discriminazione esercitata contro le donne in quanto donne, INVITANO le donne, femministe e lesbiche a partecipare alla Manifesta creATTIVA LeSboFeMMinisTa contro la VioLeNzA MaScHiLe, venerdì 25 novembre h 18, davanti a Palazzo Re Enzo a Bologna.
Vogliamo comunicare e condividere con tutte la lotta contro il Femminicidio, vogliamo creare una cintura di donne, femministe e lesbiche per immobilizzare tutti coloro che AgisconO violenza contro le donne in ogni forma, vogliamo ricordare e rendere omaggio a tutte quelle donne che ogni giorno lottano e REAGISCONO alla violenza per se stesse e per tutte noi.
Insieme a tutte quelle che sono arrabbiate e battagliere, stanche ma ribelli, preoccupate ma non rassegnate e a tutte quelle a cui non vanno bene le cose così come stanno,  creeremo una cintura di mani, braccia, visi, suoni, parole e cartelli, e tutto quello che vorrete portare  per rendere visibile la nostra solidarietà femminile contro ogni forma di Femminicidio. Chi vorrà, potrà farsi fotografare con un proprio simbolo, una parola o un cartello contro la violenza sulle donne. L’idea è quella di farne una mostra esplodente all’interno della quale scegliere poi le immagini con cui tappezzare la città per rendere manifesta la nostra autonomia, la nostra libertà, la nostra autodeterminazione.  Ecco la nostra risposta a chi ci vorrebbe isolate, docili, obbedienti e remissive.
Durante l’iniziativa, realizzeremo un video per mandare dei messaggi alle donne colombiane de la Ruta Pacifica de las mujeres che da anni lottano sui loro territori contro la violenza maschile, che ha nella guerra la sua manifestazione più cruenta e radicata. Il video verrà inviato e proiettato sempre il 25 novembre (sfruttando il fuso orario) nella piazza di Puerto Buena Ventura, luogo che le donne della Ruta presidieranno per 24 ore.
Quellechenoncistanno
Donne di mondo

25 novembre 2011

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Mercoledì 18/10 ore 20,30 Atlantide – LABORATORI​O SUL SIMBOLICO

Care tutte, con il tempo abbiamo scoperto che sempre di più dobbiamo cercare di caratterizzare la nostra proposta politica arricchendola con linguaggi non consueti e liberando la nostra creatività per catturare l’attenzione con messaggi che sappiano in modo più immediato parlare a chi li vede o li legge o li ascolta o vi si unisce.
L’uso del simbolico è qualcosa che abbiamo sperimentato poco ancora nel nostro attivismo politico che pure di simbolico si nutre.
Imparare a parlare a tutte in modo immediato, costruire relazioni che partono dai nostri corpi e dalla parte emozionale e affettiva di ognuna di noi per fondare reti di donne che portano avanti un impegno politico comune perché condividono i temi e linguaggi ma anche l’appartenenza al genere femminile come scelta e come responsabilità individuale e collettiva, una presa in carico dell’altra/e consapevole, gioiosa o dolorosa.
L’occasione per riflettere su questa parte del politico che è il SIMBOLICO e per mettere in atto in modo pratico una proposta di lavoro collettivo su questo versante è l’incontro con Teresa Aristizabal, colombiana della RUTA PACIFICA DE LAS MUJERES che da anni lavora con le donne della sua rete su questo piano, ci vediamo mercoledi 19 alle 20.30 ad Atlantide p.ta Santo Stefano
Vi chiediamo di darci un riscontro sulla partecipazione per poi darvi indicazioni su quali cose sservono per partecipare al laboratorio.
 
Quelle che non ci stanno
 
useremo un serie di materiali, che ci stiamo procurando noi, porta una tua foto :-)

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Il Governo italiano sotto esame dal Comitato CEDAW delle Nazioni Unite

Il Governo italiano sotto esame dal Comitato CEDAW delle Nazioni Unite Siamo arrivate da pochi giorni a New York e già stiamo rifacendo le valigie per tornare in Italia, riabbracciare i nostri cari e rimetterci a lavorare. Non siamo state delle buone turiste per la grande mela, ma sicuramente la nostra presenza come piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW ” è un elemento di avanzamento per i diritti delle donne in Italia. Ma che cosa è la CEDAW? È un trattato, uno dei principali delle Nazioni unite, del 1979, sottoscritto da quasi tutti i Paesi del mondo, per assicurare l’applicazione e il pieno godimento dei diritti delle donne. L’Italia ha ratificato la Convenzione per l’Eliminazione di ogni discriminazione contro le donne nel 1985. Ogni 4 anni i vari governi devono presentare un rapporto ad un Comitato di 23 membri, esperti da tutto il mondo, per illustrare cosa hanno migliorato, come e quali risultati hanno ottenuto. Nel corso della 49a sessione alle Nazioni Unite, il 14 luglio a New York, hanno risposto i rappresentanti del governo italiano. Il Comitato CEDAW, ha discusso e chiesto ulteriori informazioni alla delegazione governativa composta da 25 rappresentanti del governo venuti a New York e altrettanti presenti in video conferenza da Roma. Come voce di controcampo, il comitato ha ricevuto altri 4 rapporti ombra, tra cui quello preparato dalla piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”, che mette in luce quanto ancora c’è da fare in Italia per garantire un eguale e soprattutto reale accesso e partecipazione alla politica, al lavoro, alla salute, alla protezione dalla violenza, alla cultura etc.. a tutte le italiane, migranti, seconda generazione, disabili, rom e alle persone con diverso orientamento sessuale. È la prima volta che la società civile italiana presenta un rapporto ombra e partecipa alla sessione di valutazione, siamo state presenti in tre, due rappresentanti di Fondazione Pangea e una di Giuristi Democratici. Per noi è stata un’emozione non da poco essere lì! La piattaforma ha fatto uno sforzo enorme, sia economico (dobbiamo ancora pagare i traduttori e non sappiamo come fare) che di impegno e di coordinamento! Abbiamo lavorato per giorni interi facendo nottate, abbiamo tolto tempo ai nostri cari, ai figli, al nostro sonno, pur di dire “noi ci siamo e non siamo contente di come state lavorando si deve fare di più per i diritti e la partecipazione delle donne e non solo”. Il rapporto, elaborato ha raccolto l’adesione di oltre 120 organizzazioni della società civile sia nazionali che locali e centinaia tra di singoli donne e uomini, creando un comune denominatore tra tante realtà molto diverse tra loro. Il messaggio deve essere chiaro, non stiamo parlando male del ministero pari opportunità, anzi, stiamo parlando dei problemi strutturali nel riconoscere in ogni ministero e al governo, un approccio di genere che sia inserito nelle politiche e nella loro applicazione. I rappresentanti del governo hanno risposto alle domande del Comitato CEDAW alle Nazioni Unite per quel che hanno potuto ma non sono stati in grado di dare informazioni esaustive in diversi punti critici. Molte domande sono rimaste inevase. Avanzare il pretesto dei problemi di budget per giustificare la non applicazione di politiche inclusive delle donne non può essere utilizzata perché molte azioni possono realizzarsi senza intaccare il bilancio, anzi, utilizzare un approccio di genere potrebbe rendere molto più efficiente l’allocazione delle voci della spesa pubblica permettendo l’inclusione delle donne in ogni settore e l’accesso ai loro diritti al pari di quelli degli uomini. Lo smalto che ha perso l’Italia nei contesti internazionali è anche dovuto al fatto che non si rispetta mai lo standard internazionale richiesto, siamo tra gli ultimi nelle classifiche europee che indicano quanto un paese sta progredendo, e, pur essendo tra i paesi del G8, non siamo di esempio per gli altri perché non applichiamo molte delle direttive europee che ci renderebbero più credibili davanti alle Nazioni Unite. Un esempio? La l.188/2007 sulla base di una direttiva europea aiutava a contrastare la pratica delle dimissioni in bianco sopratutto per donne in maternità ed è stato uno degli atti abrogati dal governo nel 2008. Noi donne garantiamo il ricambio generazionale per la società italiana, mettendoci il nostro sforzo fisico, psicologico, emotivo perché incinte, e dopo abbiamo una buona possibilità di restare a casa, senza possibilità di scegliere e tornare a lavorare, come il diritto alla salute riproduttiva che si sta sempre più restringendo in tutte le regioni. Quanto ancora dovremo aspettare? In Italia le donne contano oltre il 53% della popolazione, e una democrazia di solito è rappresentata dalla maggioranza. Basterebbe applicare l’art.51 della Costituzione per avere più donne in politica. Siamo noi a laurearci di più e con i migliori voti, ma solo il 14% delle donne è professore ordinario all’università. Poco meno di una donna su due lavora, a sud una su tre, le altre perdono la speranza e non cercano neanche lavoro. Lo sforzo delle politiche va nella direzione di rimettere a casa, ma forse il governo non ha capito che i tempi sono cambiati e che saremo noi, che da secoli sopportiamo le maggiori sofferenze e perdite, che siamo il fattore di sviluppo e progresso per garantire a tutti il pieno godimento della vita. A questo punto aspettiamo con ansia un incontro con i rappresentanti del governo italiano e di avviare un dialogo costruttivo, per cercare di cambiare, insieme, il presente e il futuro delle donne in Italia. Donne yes we can! Simona Lanzoni, Barbara Spinelli, Claudia Signoretti per la piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW” Aderiscono alla piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW: Fondazione Pangea Onlus, Giuristi Democratici, ActionAid, ARCS-ARCI Cultura e Sviluppo, IMED- Istituto per il Mediterraneo, Be Free, Fratelli dell’Uomo, Differenza Donna ONG.

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Corpi e territori senza guerra né violenza

Donne di Mondo e Quelle che non ci stanno ospitano
Aspettando il XV Incontro Internazionale delle Donne in Nero a Bogotà,Colombia
“Corpi e territori senza guerra né violenza”

Patricia Tough delle Donne in Nero di Bologna, che conosce la Ruta Pacifica de las Mujeresdal 2003 e che parteciperà all’incontro di Bogotà organizzato da questa rete costituita da più di 300 organizzazioni e gruppi di donne di 9 regioni del paese, presenterà le pratiche di lotta femminista e pacifista che le donne colombiane attuano per opporsi al conflitto armato e alla violenza, per promuovere i propri diritti e la giustizia sociale e per partecipare come soggetto integrante alla creazione di un vero processo di pace.
Martedì 21 giugno ’11 dalle 19,30
Atlantide Porta Santo Stefano
Apericena, proiezioni video e racconti dalla Colombia

L’evento servirà a sostenere le spese di viaggio delle donne che vengono da luoghi di conflitto o di guerra per partecipare all’Incontro.

rutapacifica 21.06.11 atlantide

Ricordando Ana Fabricia Cordoba, donna e compagna appartenente  alla Ruta Pacifica de las Mujeres,  assassinata qualche giorno fa  (8-6-2011) dai paramilitari per il suo impegno femminista  contro il militarismo e la violenza

www.rutapacifica.org.co

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Venerdì 13 maggio 2011 ore 19 P.ta S.Stefano – APERITIVA CreATTIVA per SIGNORE

La primavera è arrivata! e noi coltiviamo la PrimaVera LIBERTA’ quella di prenderci TEMPO e SPAZIO:
APERITIVA CreATTIVA per SIGNORE che ha dentro gusto, sostanza e tanto ARDORE!
venerdì 13 maggio 2011 dalle h 19 ad ATANTIDE p.ta S.STEFANO
laboratorio CreATTIVO: CreAttivamente inventa la tua risposta alla violenza maschile.
video, infoshop, buffet preparato con tanto sapore, musica selezionata dalle dj indigene
solo donne e lesbiche

quelle che non ci stanno
Clitoristrix, femministe e lesbiche
Donne di Mondo

Care tutte…
La primavera è arrivata,
e noi…, coltiviamo la PrimaVera libertà:
quella di prenderci Tempo e Spazio per stare insieme
E’ per questo che ci vogliamo regalare
Un’AperitivA CreAttiva per Signore
Nella nostra sede ATLANTIDE che è stata ed è tutt’ora a rischio
In quel contesto vi aggiorneremo sulla situazione dello spazio
E vi mostreremo come per radicarrci nell’idea che lo spazio non lo vogliamo cedere
Atlantide ha rimesso mano al look troppo a lungo trascurato
Per cui i muri adesso parlano…e
Raccontano cose interessanti
(Di recente acquisizione anche lo sciacquone nel bagno,
di cui andiamo particolarmente orgogliose)
Nell’arco della serata proietteremo video-produzioni-immagini
Sul tema della violenza maschile contro le donne
Ed allestiremo uno Spazio-Laboratorio
Dotato di vari materiali dove chi vorrà potrà metter mano
Per realizzare opere-istallazioni, individuali o collettive
Che abbiano come tema “Così rispondo alla violenza maschile?”
O declinato altrimenti, “La forza delle donne”.
Il laboratorio potrà essere arricchito da chiunque abbia voglia di
Portare immagini-testi-foto o quant’altro ritenga significativo per
Integrare\allargare o centrare il tema.
Ciò che si realizzerà potrà essere riutilizzato in manifestazioni o presidi
Ci sarà la libertà di andare fuori tema.!
Chi vorrà venire solo per far due chiacchere con le sue amiche
Potrà farlo gustando un bouffet preparato con amore e allettata
Da un sottofondo musicale curato dalle dj indigene.
A qst punto non ci resta che consigliarvi…..di mettere un POST
In bacheca per non farvi sfuggire un’OCCASIONE rara, se non UNICA
Per spezzare la modesta e composta primavera bolognese
VENERDI’ 13 MAGGIO dalle 19 ad ATLANTIDE
L’APERITIVA CREATTIVA PER SIGNORE
CHE HA DENTRO GUSTO, SOSTANZA E TANTO ARDORE!

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VENERDI’ 8 APRILE ALLE h. 18 in p.zza Re Enzo

Come quellechenoncistanno dal 2007 abbiamo abitato, e vorremmo continuare, ad abitare atlantide, il lunedi per le riunioni e tantissini fine settimana e altri giorni ancora per le iniziative politiche e le feste… Ad atlantide abbiamo costruito questo coordimento di femministe e lesbiche per lottare contro la violenza maschile, il femminicdio, presidiando i luoghi del territorio dove le violenze sono successe, invitando le donne a denunciare ogni forma di violenza subita, e organizzato presidi sotto il tribunale durante i processi, ad atlantide abbiamo organizzato insieme a tantissime compagne la manifestazione del 24 novembre del 2007 e i cortei notturni in città… abbiamo vissuto questo spazio con tutti i nostri sogni e il desiderio di cambiare il mondo! adesso la comissaria della nostra città ha deciso che siamo un problema di ordine pubblico… ma di quale ordine sta parlando? è evidente che per lei siamo un problema in quanto lesbiche, femministe, trans, gay, che esistiamo, che viviamo, che interveniamo nello spazio pubblico…che lottiamo!
non vogliamo farci togliere i nostri spazi.
quellechenoncistanno

Presidio in difesa di Atlantide, VENERDI’ 8 APRILE ALLE h. 18 in p.zza Re Enzo .

All’attenzione di tutte le donne e le lesbiche della città, gruppi singole e associazioni
Atlantide, il cassero di P.S.Stefano, è da numerosissimi anni un luogo di riferimento per le donne e le lesbiche in città, un luogo nel quale collettivi, associazioni e singole, native e non, hanno trovato la possibilità di esprimersi ed organizzarsi al fine di promuovere insieme alle altre, libertà e autonomia per tutte.
Vogliamo quindi che sia nota la nostra determinazione (che già altre volte in passato abbiamo dovuto tirar fuori’ per difendere i luoghi delle donne da chi voleva privarcene) a voler  conservare la nostra sede che consideriamo un bene comune di tutte.
L’esperienza condivisa ad Atlantide ci ha insegnato quanto pericolosi possano essere i luoghi a cui ci credono naturalmente destinate, come le case, all’interno delle quali ogni anno maturano più omicidi di quanti ne produca la criminalità organizzata, e di quanto sia importante avere spazi di scambio ed organizzazione per sottrarsi a questa stessa violenza, non di rado avvallata anche da scelte istituzionali scellerate.
Per questi motivi difenderemo Atlantide come spazio delle donne e delle lesbiche e dei gruppi che l’hanno vissuto ponendo come base imprescindibile l’antisessismo.
Clitoristrix femministe e lesbiche Ufficialmente Donne di mondo
Vi chiediamo di difendere Atlantide insieme a noi
-partecipando al presidio cittadino che si terrà Venerdi 8 aprile alle h. 18 in piazza Re Enzo.
-Inviando mail di sostegno ad Atlantide

Clitoristrix, collettivo di femministe e lesbiche di Atlantide

Bestiestrane: irriducibili alle convenzioni
Atlantide è popolata di bestie strane:
Alcuni ne sono incuriositi,
Alcuni ne hanno paura,
Altri le trovano antiestetiche.
Qualcuno dice che si tratti di forme di vita contro natura,
qualcun’altro le crede streghe,
e altri ancora temono che le loro borchie e i loro aculei pungano
C’è chi crede di poterle cancellare per delibera
fingendo che non esistano invece esistono… e sono tante…
 l e   v e d r e t e   i n   p i a z z a   v e n e r d ì   8   a p r i l e!
Come sapete la commissaria Cancellieri vorrebbe destinare Atlantide ad associazioni impegnate nella difesa del verde e nella promozione del turismo.
Venerdì  8 aprile scendiamo in piazza sul tema “bestiestrane: irriducibili alle convenzioni”.  Travestiti e lasciati travestire! 
LA BIODIVERSITA’ E’ L’UNICO TESORO DI QUESTA CITTA’!

OGGETTO: ATLANTIDE DEVE VIVERE
CORPO MAIL:
Atlantide è uno spazio irrinunciabile per la cittadinanza gay, lesbica, trans, queer, femminista e un riferimento per autoproduzioni culturali indipendenti, a Bologna e in Italia.
Atlantide è uno spazio che dal 1999 è autogestito dai collettivi “Clitoristrix – femministe e lesbiche”, “Antagonismogay” e “NullaOsta”, sito in piazza di Porta S. Stefano 6.
E’ luogo di un’elaborazione politica dal basso che accomuna soggettività diverse nelle pratiche del partire da sé e dalle sessualità per strutturare una critica dell’esistente e lavorare per un mondo migliore, altro e possibile.
Dal 2008 i collettivi hanno costituito tre associazioni – Eccentrica, Donne di Mondo e Lo spazio – che sono titolari di una convenzione con il quartiere Santo Stefano, scaduta a febbraio 2011.
Nulla Osta, Antagonismogay e Clitoristrix non si sono mai sottratti ad un confronto sugli spazi di Atlantide, né con amministratori che ipocritamente continuano a disconoscerne le attività, né con i ‘vicini di casa’ di uno degli incroci più trafficati e rumorosi della città (dai quali non sono mai stati contattati): negli anni hanno inoltre aperto gratuitamente Atlantide a iniziative di altre realtà cittadine che ne condividessero le discriminanti antisessiste, antifasciste ed antirazziste. Proprio i tre collettivi sono riusciti nel tempo a fare vivere una struttura marginale per la città, dotandola di servizi e impianti.
Atlantide è una ricchezza per questa città e deve restare nel cassero di porta Santo Stefano.

comm...@comune.bologna.it, chia...@comune.bologna.it
e fai CC ad atla...@gmail.com

Comunicato stampa associazioni Atlantide @ Cassero di Porta Santo Stefano:
Le convenzioni, per fortuna, cambiano. I percorsi politici restano.
Le associazioni Eccentrica, Donne di mondo e Lo Spazio, che dal 1997 animano il Cassero di Porta Santo Stefano (“Atlantide”), dal 2008 in convenzione con il Quartiere, apprendono senza troppo stupore che la Commissaria Cancellieri, pochi giorni dopo avere intimato la restituzione dello spazio entro venti giorni, ha già approvato le linee guida per la sua riassegnazione.
Esse ritengono quindi di precisare quanto segue:
_         In questi quasi 15 anni migliaia di persone hanno attraversato Atlantide, punto di riferimento di reti locali, nazionali e globali che lavorano per l’autodeterminazione di sesso, genere, sessualità, e contro la violenza maschile sulle donne e su gay, lesbiche, e trans e soggetti eccentrici.
_         I percorsi politici e culturali che hanno portato alla convenzione stipulata con il Quartiere nel 2008 sono presenti nello spazio dal 1997. Questa convenzione non è frutto di uno scambio politico ma di una dialettica tra movimento e istituzioni locali. L’abbattimento del canone è prassi normale, dovuta al valore sociale delle attività svolte. Dall’inizio della convenzione le associazioni pagano un canone annuo di 5.400 euro per un immobile privo di riscaldamento, mai restaurato all’interno, e in cui le uniche migliorie sono state apportate dai collettivi a proprie spese.
_         Atlantide non ha mai rappresentato un problema di disturbo e di pubblica sicurezza, a meno che qualcuno non consideri tale la libera espressione di donne, lesbiche, gay, trans e soggetti eccentrici. Queste sono infatti le soggettività che animano Atlantide e ci chiediamo cosa intenda la Commissaria quando parla di “nuovi pubblici”.
_         Dal 1997 non ci sono mai state contestate multe o verbali di infrazione, e riteniamo che il susseguirsi di alcuni controlli della Polizia Municipale negli ultimi mesi non sia affatto casuale, ma frutto di una precisa volontà politica di “dossieraggio” del tutto esorbitante dal ruolo di una giunta commissariale.
_         Apprendiamo dai giornali che la Cancellieri ha intenzione di incontrarci, troviamo tuttavia ipocrita che ci inviti a partecipare ad un bando che di fatto ci esclude, prevedendo  ambiti di attività “stranamente” lontani da quelli che da sempre caratterizzano Atlantide.

Un commissariamento ormai in scadenza, non può, con un atteggiamento burocratico e autoritario, tentare di cancellare soggettività fortemente radicate nel contesto cittadino, intrecciate con i percorsi femministi, lesbici, gay, trans, queer, antifascisti, antirazzisti, con gli spazi sociali e con l’associazionismo a livello locale e nazionale.
La città è già abbastanza mortificata da un commissariamento che ha devastato i servizi sociali e culturali e forse, anziché promettere la “restituzione” di uno spazio che è già bene comune della città, l’unico regalo che Cancellieri potrebbe fare come ultimo atto, sarebbe andarsene in punta di piedi per riconsegnare la città alla politica:  a chi la vive, la arricchisce, la trasforma con il proprio impegno quotidiano.

SEGUITE GLI APPUNTAMENTI > ATLANTIDE RESISTE < SUL BLOG:
http://atlantide-resiste.blogspot.com/Atlantide sede dei collettivi:
Antagonismogay/laboratorio Smaschieramenti, NullaOsta e Clitoristix – femministe e lesbiche

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Unite Diverse Libere – app.ore 17,30 p.zza Ravegnana. Ore 18,30 p.zza Maggiore

Invitiamo tutte in Piazza Ravegnana (sotto le due torri) alle 17,30, per spostarci insieme verso piazza Maggiore dove ci incontreremo con  Unite Diverse e libere alle 18,30 per il presidio
Q.c.n.c.s

8 MARZO SIEMPRE! 8 MARZO OVUNQUE!

Siamo donne, femministe e lesbiche che da numerosi anni si incontrano in questa città con l’obiettivo di creare, per noi stesse e per le altre, nuovi contesti di libertà e autonomia e per difendere quelli già esistenti. Oggi 8 marzo 2011 cogliamo l’occasione per  ribadire le nostre posizioni sulla situazione politica e culturale che caratterizza il nostro paese.
L’8 Marzo è la giornata della lotta delle donne che risale ai primi del ‘900, quando le operaie di un’industria tessile, che scioperavano per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare, morirono arse dalle fiamme perchè il   proprietario bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Si scatenò un incendio e non poterono scappare. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale da Rosa Luxemburg.
Lottiamo contro la violenza maschile sulle donne perché le conquiste delle donne non possono mai darsi per definitive.
Nel paese in cui viviamo abbiamo assistito sempre più alla fusione fra la bava di stato e la bava del “popolo”. Una bava che ha incollato fra loro gli uomini in una riconfermata solidarietà attraverso un meccanismo pericolosissimo che ha visto la politica di vertice coincidere con le volgarità da bar più squallide e maschiliste. Abbiamo visto ogni giorno la violenza delle istituzioni e quella domestica intrecciarsi indissolubilmente, da un lato primi ministri, ispettori dei CIE, super-sindaci, movimenti per la vita, medici obiettori, dall’altra i maschi violenti della vita quotidiana.
Abbiamo visto un vecchio che detiene il potere mediatico, economico e politico e il suo entourage di pezzenti e lacché, usare, ridicolizzare, sfruttare, scambiare, ignorare, affamare, condannare le donne. Il tutto in maniera plateale, solidale e trionfale potenziando e facendo riemergere un immaginario nel quale le donne possono essere spostate come marionette a seconda dei bisogni e delle esigenze maschili. Questo immaginario in proliferazione e putrefazione scomposta ha conseguenze concrete sulle nostre vite e ce le complica notevolmente.
Denunciamo l’attuale governo di destra e chi lo sostiene come responsabile di attacchi continuati alle donne: si vedano leggi come la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, l’impedimento dell’accesso alla RU486, la legge Gelmini che colpisce le donne come lavoratrici e come madri, le leggi e le ordinanze contro la prostituzione, il decreto Maroni sulla sicurezza che nasce strumentalizzando il corpo delle donne e rende la vita impossibile a tante provenienti da altri paesi ed ancora innumerevoli provvedimenti maschilisti. Sappiamo bene che i governi a seguire non risolveranno e forse neanche affronteranno le questioni che poniamo.
Non vogliamo ripartire da zero
 
Non vogliamo che sugli autobus le ragazze di 15 anni debbano scrollarsi di dosso persino i vecchi di 70 anni e noi, che abbiamo gli strumenti per non farci palpeggiare, non vogliamo vivere in trincea
Non vogliamo più che le donne muoiano ammazzate
Non vogliamo che le donne vengano deportate ed espulse
Non vogliamo che il mercato della prostituzione ci venga prospettato come unica possibilità professionale
Non vogliamo che ci venga imposta una famiglia: ogni donna deve godere della libertà di scelta in ordine al proprio corpo, al lavoro, alla sessualità e alla maternità a fronte di un’eteronormatività che ancora oggi vorrebbe imporre alle donne un unico destino di mogli e madri entro una famiglia cosiddetta naturale
Non vogliamo essere merce di baratto per scambi politici tra uomini
 
Vogliamo essere libere di scegliere
 Vogliamo un sistema economico che non cannibalizzi le nostre vite
Vogliamo essere libere di camminare di giorno e di notte, in strade illuminate ed in vicoli bui
Vogliamo essere libere di ballare in piste affollate ed in piste deserte
Vogliamo essere libere di dire no ogni volta che non ci va e di dire si quando ci pare e piace
 
Vogliamo dire basta al Femminicidio
E cioè a maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa,  economica,  patrimoniale, familiare e istituzionale
Come donne e lesbiche, rivendichiamo le nostre pratiche di presenza sul territorio, l’una a fianco all’altra, per parlare e rilanciare l’unità, la complicità, il sostegno, la forza e la lotta delle donne, consapevoli che la solidarietà tra donne è l’arma più efficace che ci possiamo giocare.

Buona lotta! Buona vita!                           

QUELLE CHE NON CI STANNO
FUORICAMPO LESBIAN GROUP
CLITORISTRIX FEMMINISTE E LESBICHE

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Unite Diverse Libere – 8 Marzo 2011

Donne a Bologna

Unite, Diverse, Libere.

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Martedì 8 marzo  2011, P.zza Maggiore, dalle 18,30 alle 20,30.

L’8 Marzo perché è momento simbolico e non rituale di una lunga storia di lotte di donne in cui riconosciamo un patrimonio che appartiene a tutte e che a tante vogliamo trasmettere. Perché nasce dalle lotte durissime di operaie immigrate e sceglie la mimosa, fiore povero e spontaneo tra i primi a fiorire.

Chi siamo. Chi promuove l’iniziativa è il Gruppo di donne che, sotto la denominazione condivisa “Né per bene né per male. Unite diverse e libere”, ha organizzato la manifestazione del 13 febbraio 2011. Siamo singole, aggregazioni informali, associazioni annose e nuovissime; femministe e lesbiche; donne che si richiamano ai movimenti di donne nel sindacato e nelle forze politiche; giovani e non, migranti e native, laiche e credenti che abitano spazi comuni fisici o virtuali o vivono in casa.

Le parole Unite, Diverse, Libere che usiamo, e useremo ancora, indicano la comune volontà di pensare e agire adesso e la presenza di storie, accenti, posizioni differenti. La cultura politica di tante donne ha creato autonomia, autodeterminazione, libertà; ha mostrato il ruolo sociale esercitato dai rapporti di forza tra i sessi e dalla distinzione tra privato e pubblico che li ha mascherati; ha colto nelle relazioni fondate sulla fiducia e la libertà il cuore stesso della politica, una politica da proporre a tutti.

Contesto. Vogliamo dire basta a comportamenti inaccettabili del potere verso le donne; a femminicidio, violenze sessuali e domestiche che colpiscono innanzitutto quante non le accettano, a condizioni di vita indegne soprattutto tra chi è giovane o anziana. Questi  fenomeni s’intrecciano e aggravano gli attacchi a Costituzione, Parlamento e Legge e la crisi del sistema rappresentativo. E s’intrecciano alla crisi economica che ha portato al 49% di inoccupazione femminile, al quasi 50% di disoccupazione tra le giovani e alla precarizzazione imperante. Vogliamo dire basta a norme intollerabili come la legge Bossi Fini e il pacchetto sicurezza, ai Centri di identificazione ed espulsione e ai respingimenti, che rendono vulnerabili le vite delle migranti e ancor più quelle di giovani migranti che si prostituiscono; alle complicità e ritardi del nostro governo, che ha negato il vento di libertà che donne (e uomini) hanno portato in Tunisia ed Egitto; e hanno condotto, perfino, a ritardare la denuncia dei crimini contro l’umanità in Libia.

Bologna è città commissariata per vicende di sesso/potere/denaro. A Bologna si uccidono e si fa violenza a donne. A Bologna c’è un Centro di identificazione ed espulsione. A Bologna i nodi del reddito, del lavoro e del precariato riguardano moltissime donne.

Molto è cambiato per le idee e la presenza femminili nei decenni scorsi.

Molto va  cambiato oggi. Il senso e l’obiettivo di trovarci insieme è di riconoscerci, colmare fratture e costruire un’Agenda Politica condivisa, anche se libertà e responsabilità ciascuna le guadagna nell’esperienza e nella coscienza personali.  Perciò ci interessa l’8 marzo e i giorni che verranno: vogliamo continuare a pensare e ad agire con le diversità che ci caratterizzano e nell’autonomia politica costruita. Un impegno preso il 13 febbraio, rinnovato in questi giorni, proposto qui a tutte le donne interessate.

I temi posti all’attenzione da tempo sono tanti perché plurali sono soggettività e desideri femminili e molteplici sono gli aspetti dell’esistenza che riguardano l’essere uomini e donne e l’essere soggetti sessuati con diverse identificazioni di genere. Ricordiamo: la necessità di cambiare modello economico e sociale di fronte alle crisi ricorrenti e alle disuguaglianze crescenti, l’urgenza di un reddito adeguato a condizioni di vita degne per tutte, la crucialità del lavoro, dell’uscita da situazioni di licenziamento, di cassa integrazione, di precariato ricattatorie per l’autonomia femminile  – oggi si assiste non solo alla demolizione del welfare, ma a forme d’accesso al reddito che penalizzano le giovani e le migranti; il dovere di fermare i femminicidi e le violenze quotidiane e di sostenere le donne che combattono contro la violenza maschile; l’obbligo di garantire il riconoscimento di diversi orientamenti sessuali contro la lesbofobia e l’omofobia e la discriminazione della transessualità. Ogni donna deve godere della libertà di scelta in ordine al proprio corpo, al lavoro, alla sessualità e alla maternità a fronte di un’eteronormatività che ancora oggi vorrebbe imporre alle donne un unico destino di mogli e madri entro una famiglia cosiddetta naturale.

Non faremo come se la partecipazione maschile alla manifestazione del 13 febbraio non abbia significato. L’invito agli uomini è, tuttavia, che partano da sé: si dissocino da comportamenti sessisti e maschilisti ovunque si manifestano, nelle case e nei palazzi; difendano la loro, non la nostra dignità. Alcuni già lo fanno. Altri hanno preso a farlo in questi giorni. Solo da qui può allargarsi il confronto.

 L’8 marzo perché è occasione per dirci in tante che un’intera cultura politica può cambiare, un intero sistema di potere può cambiare, i rapporti tra uomini e donne possono cambiare. Una sfida da affrontare insieme.

 Vi invitiamo Tutte a essere presenti con noi in

Piazza Maggiore Martedì 8 Marzo 2011

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Rassegna stampa Manifestazione 13.02.11 Bologna

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